L’indimenticato Nusrat è stato probabilmente il più grande cantante di musica qawaali, la musica religiosa pakistana, il cui ascolto stupisce ed esalta ancora adesso per la straordinaria capacità di coniugare potenza ed espressività della voce in crescendo di intensità ai limiti della trance. Per tanto tempo idolo del pubblico asiatico, Nusrat ha saputo diffondere la propria musica anche al di fuori di questo bacino tradizionale, contaminandosi intelligentemente con musicisti e sapori propri di altre latitudini. Il disco che qui recensiamo, uscito per la prestigiosa etichetta di Peter Gabriel, è un esempio in tal senso, con la voce del cantante pakistano supportata da un apporto strumentistico molto vario, in cui le classiche percussioni indo-asiatiche dialogano con flauti cinesi, djembè africani, strumenti brasiliani, fino alla chitarra sperimentale dell’inglese Michael Brook (titolare con Nusrat di un altrettanto consigliabile disco uscito qualche anno dopo). Il remix finale del pezzo che dà il titolo al lavoro da parte dei Massive Attack diffonde il credo anche fra le (allora) giovani generazioni patite di elettronica e trip-hop.